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La famiglia Albergotti, nella figura di Bico,
costruì la Villa nel 1240 e ancora, cosa rara e staordinaria,
un diretto discendente ne è proprietario e vi abita.
La famiglia Albergotti, di origine germanica arrivata ad Arezzo
al seguito di Ottone 1° di Germania nell'anno 870, contribuì
fortemente a far diventare Arezzo la città più
importante dell'Etruria attorno all'anno 1000.
La famiglia consolidò le sue fortune fino a giungere
all'apice verso l'anno 1200, dopo aver combattuto le crociate
e partecipato a tutte le più importanti vicende legate
alla storia della città.

Prove archeologiche e documentarie, custodite
.nell'archivio della famiglia provano che a Gragnone esistesse
un antico fortilizio medioevale; via via la dimora fu modificata
e allargata dai vari antenati fino a diventare l'attuale villa
di impianto settecentesco.
La Residenza d'Epoca racchiude in se tante testimonianze del suo glorioso
passato. Dai ritratti dei Papi ospiti della famiglia, capolavori
di vari artisti, da Benedetto da Maiano ai Della Robbia, la
galleria degli antenati, la chiesa voluta dal vescovo Agostino
Albergotti per onorare la Madonna del Conforto, e tanti altri
segni e ricordi lasciati dai numerosi abitanti e ospiti della
villa. Segni che non sono più patrimonio di pochi ma
sono diventati patrimonio di tanti in quanto rappresentano
la storia di tutti noi. Oggi la Residenza d'Epoca Villa i Bossi è aperta e tutti coloro abbiano il desiderio
di immergersi in quest'atmosfera unica, passata indenne attraverso
guerre, feste, morti e nascite, matrimoni e litigi, passioni
e amori. Gragnone è sempre qui a breve distanza da Arezzo, stagliata contro il cielo blu
della Toscana, mai geloso dei segreti del suo passato.
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