| Bico Albergotti compro' la tenuta di
Gragnone nel 1324, all'apice dei suoi successi diplomatici
e della sua notorietà'.
La famiglia Albergotti, arrivata ad Arezzo al seguito
di Ottone 1° di Germania nell'anno 870, fu la famiglia
che più contribuì con i suoi personaggi
affinché Arezzo diventasse, attorno all'anno
1000, la città più importante dell'Etruria
e raggiungesse lo splendore per il quale a tutt'oggi
è ancora famosa.
Bico Albergotti compro' la tenuta di Gragnone
nel 1324, all'apice dei suoi successi diplomatici e
della sua notorietà'.
La famiglia Albergotti, arrivata ad Arezzo al seguito
di Ottone 1° di Germania nell'anno 870, fu la famiglia
che più contribuì con i suoi personaggi
affinché Arezzo diventasse, attorno all'anno
1000, la città più importante dell'Etruria
e raggiungesse lo splendore per il quale a tutt'oggi
è ancora famosa. |



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Si può seguire passo
dopo passo, nelle splendide chiese di Arezzo l'importanza
e il potere della famiglia che generazione dopo generazione
ha donato alla città' uomini d'armi, diplomatici
e uomini di chiesa e politici.
E' assai probabile che a Gragnone esistesse uno stanziamento
romano e altomedievale, certo assai piccolo, anche se
non sono giunte ancora prove archeologiche o documentarie.
I resti di un antico fortilizio a difesa della valle
di Bagnoro e di Arezzo si possono ritrovare incorporati
nelle ampie costruzioni della villa.
Le preesistenze medioevali sono nettissime nelle suggestive
cantine, mentre il piano nobile di Villa i Bossi è
stato restaurato nel 1740 ad opera del vescovo Agostino
Albergotti e di suo fratello marchese Albergotto Albergotti.
Si può seguire passo dopo passo,
nelle splendide chiese di Arezzo l'importanza e il potere
della famiglia che generazione dopo generazione ha donato
alla città' uomini d'armi, diplomatici e uomini
di chiesa e politici.
E' assai probabile che a Gragnone esistesse uno stanziamento
romano e altomedievale, certo assai piccolo, anche se
non sono giunte ancora prove archeologiche o documentarie.
I resti di un antico fortilizio a difesa della valle
di Bagnoro e di Arezzo si possono ritrovare incorporati
nelle ampie costruzioni della villa.
Le preesistenze medioevali sono nettissime nelle suggestive
cantine, mentre il piano nobile di Villa i Bossi è
stato restaurato nel 1740 ad opera del vescovo Agostino
Albergotti e di suo fratello marchese Albergotto Albergotti.
La tenuta Col di Gragnone, che comprende Villa i Bossi,
ereditata dal primogenito della famiglia fin dal 1324,
racchiude in sé tutte le testimonianze del passato;
il camino in pietra scolpito da Benedetto da Maiano
che soggiornò nel 1470 a Gragnone per portare
a compimento il portico di S.Maria delle Grazie e che
donò il camino come ringraziamento ai proprietari,
i ritratti dei papi che furono ospitati negli anni,
la magnifica chiesa, riedificata nel 1678 in ottimo
stile e arricchita da pregevoli opere seicentesche,
la galleria degli antenati, la camera da letto del vescovo
Agostino che a Gragnone amava passare le lunghe estati
calde.
I proprietari della Villa, diretti discendenti della
famiglia, sono riusciti a preservare intatto il temperamento
di Gragnone: Gragnone con le sue cantine austere medioevali,
ma anche con la sua grazia barocca. Passato indenne
attraverso guerre, feste, morti e matrimoni, rimane
sempre lì, stagliato contro il cielo blu della
Toscana, geloso dei segreti del suo passato.
La tenuta Col di Gragnone, che comprende
Villa i Bossi, ereditata dal primogenito della famiglia
fin dal 1324, racchiude in sé tutte le testimonianze
del passato; il camino in pietra scolpito da Benedetto
da Maiano che soggiornò nel 1470 a Gragnone per
portare a compimento il portico di S.Maria delle Grazie
e che donò il camino come ringraziamento ai proprietari,
i ritratti dei papi che furono ospitati negli anni,
la magnifica chiesa, riedificata nel 1678 in ottimo
stile e arricchita da pregevoli opere seicentesche,
la galleria degli antenati, la camera da letto del vescovo
Agostino che a Gragnone amava passare le lunghe estati
calde. I proprietari della Villa, diretti discendenti
della famiglia, sono riusciti a preservare intatto il
temperamento di Gragnone: Gragnone con le sue cantine
austere medioevali, ma anche con la sua grazia barocca.
Passato indenne attraverso guerre, feste, morti e matrimoni,
rimane sempre lì, stagliato contro il cielo blu
della Toscana, geloso dei segreti del suo passato.
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